andare per prebuggiun

Inserito on 13 marzo, 2012 | 1 commento

andare per prebuggiun

Ero una bimbetta di 6-7 anni e già, sotto lo sguardo vigile di nonna Adriana, scorazzavo in campagna – in quel di Deiva Marina – a caccia di erbe commestibili. Allora non lo sapevo, ma si trattava di “prebuggiun”, ovvere di quel mitico misto di erbe e fiori spontanei che tanta parte hanno nella tipica cucina ligure del territorio, cucina in cui il pesce faceva solo qualche piccola comparsa a favore di animali da cortile e verdure locali. Alegua, cicerbita, pimpinella, tagieinetti, valeriana rossa, ranuncolo, scciupettin, scixerbua, bell’ommo, dente de càn, borraxe, ortiga, denti de cuniggio, papàvau, gê …ognuno mette nel gruppo le “sue”, a seconda della stagione, del territorio, delle usanze, con nomi spesso diversi e di fantasia (nonna Adriana chiamava il ranuncolo “piscia in lettu”…), in un mix verde ed antico che ben poco ha da invidiare alle insalate gourmet di alcuni blasonati ristoranti. Senza il prebuggiun non ci sarebbero i pansoti, alcune torte salate e quella delizia che a Levanto chiamano “gattafin”, gustosissimi ravioloni di pasta matta fritti…ah, ricordi d’infanzia, che bontà!!! Ecco quindi una tradizione antica e preziosa tramandata per gioco, perfezionata e custodita nel tempo: ancora oggi nelle giornate miti mi aggiro in campagna a fare incetta di erbette, una cosa che adoro, per poi tornare a casa col mio bottino carico di profumi, con le mani sporche di terra, con la voglia di ripetere e sperimentare piatti sempre nuovi. Partire dalla tradizione per proiettarsi nell’innovazione, ma il territorio e le usanze locali sono lì, ben salde nel mio cuore.

Serenella

i miei pansoti


Un commento

  1. 7-13-2015

    Ho aspettato molto tempo per leggere qualcosa di così bello e interessante.
    Grazie!

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